Maschere di donna – Enchi

Una donna razionale è una assurdità come un fiore tenuto su col fil di ferro

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Descrizione del libro

Una suocera riconosciuta poetessa, una nuora precocemente vedova, un dramma nascosto e due ignari uomini che ruotano loro attorno.

La storia si svolge negli anni Cinquanta del nostro secolo ma tratta un tema caro alla letteratura classica, quello della forza distruttiva della gelosia e del risentimento femminile.

Una storia di amore e di morte nella quale si intrecciano inganni, tradimenti, inspiegabili possessioni, tutta giocata attorno alla protagonista femminile, Mieko, che sotto una maschera di serena compostezza nasconde un rancore profondo e inestinguibile che nasce da una odiosa esperienza matrimoniale.

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Commento

“La narrativa più stimolante, creativa ed interessante degli ultimi cent’anni in Giappone è in buona parte uscita da mani di donne.” (dalla prefazione)

 

Così come esiste un archetipo muliebre amato dagli uomini attraverso i secoli, nello stesso modo vi deve essere un genere di donna da essi eternamente temuto, possibile proiezione dei mali insiti nella natura maschile.  

 

 

Una grande autrice giapponese che in Italia non mi sembra avere il giusto successo. Fumiko Enchi è una superba narratrice delle donne, della continua lotta tra essere ed apparire in una società (quella giapponese dell’intero 1900) ancora fortemente sessista, che ammira come qualità muliebri mitezza e capacità di sopportazione.

 

Anche il sadico malanimo di Buddha o di Cristo verso la donna non è stato altro che un tentativo di sottomettere un avversario col quale non potevano competere.

 

 

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Una narratrice di emozioni, senza timore ma con lucidità estrema anche quando si tratta di eventi di ispirazione autobiografica (malattia e matrimonio), con richiami alle pulsioni ancestrali mai sopite ed ai grandi classici del passato.

 

 

In questo è anche maestra.

Profonda conoscitrice della letteratura di periodo Heian, vi fa continuo riferimento. Vedasi il Genji Monogatari, di cui fu “traduttrice” in giapponese moderno, e dove è nata la figura di Rokujo che tanto è presente nel romanzo Maschere di donna e di cui l’autrice fu ammiratrice.

La gelosa e forte Rokujo, figura ambigua e pericolosa, donna colta e volitiva, evitata ma mai allontanata del tutto, temuta ma desiderata da Genji, che non smette mai di intrattenere un rapporto epistolare con lei.

Aver letto il romanzo Storia di Genji, Il principe splendente aiuta a capire meglio anche questo testo, a cui è legato col doppio fil rouge, come se ne fosse un’analisi e un omaggio alla figura della dama di Rokujo. Si può però anche tranquillamente leggere a sé. Altrimenti potremmo dire che per ben capirlo bisognerebbe essere ben addentro a molte usanze giapponesi, compreso il teatro No.

 

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Le protagoniste sono così vere, vive, seppur diverse tra loro. A partire dall’imperscrutabile e raffinata poetessa Mieko

“(…)la presenza di un personaggio femminile capace di valutare con lucidità e senza indulgenza l’universo maschile cha la circonda (…) l’esaltazione di una sessualità intensa e irrefrenabile che nella donna si sprigiona  quasi inconsapevolmente permettendole di agire sul  mondo esterno;”

passando per l’ambigua Fumiko, giovane vedova, burattino o burattinaio?, fino alla docile e dissennata Harume, bella e senz’anima.

 

 

Persone che appaiono come maschere sotto cui muove un animo forte e volitivo.

… è come l’acqua di un lago di montagna che sotto una superficie tranquilla scorre turbolenta sul fondo verso una cascata: calma e immobile ha la forza di far sì che ciò che ha in animo si muova esattamente nella direzione voluta. Insomma, come le donne di quelle maschere del No. Dentro di lei sono compressi una quantità di segreti

Donne che mai saranno capite dai coprotagonisti uomini.

 

 

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Una storia atipica in cui non sembra accadere in realtà nulla, in cui l’atmosfera è strana e cupamente soffocante come in quelle calde sere estive in cui l’afa incombe. Si ha la sensazione di qualcosa di incombente che ci ammalia ed insieme opprime, ma di cui non sappiamo capacitarci. Non c’è un riscontro, un fatto a cui contrapporsi, solo una lenta inesorabile caduta negli inferi tutta al femminile.

In fondo sembra una denuncia ed un accoratissimo omaggio alla figura di Rokujo, per cui Mieko-Fumiko scrive una sorta di fine alternativa.

 

 

La scrittura è densa, sensuale, ammorbante eppure insieme nitida e precisa.

Soffusa di sensualità, acuta sensualità e sottile erotismo a livelli eccelsi, nel semplice descrivere morbide mani dai bianchi palmi o palpebre come petali di fiore.

(…) nel fondo del suo cuore i segreti sono come fiori in un giardino che, pur invisibili, spargono intorno profumi di ogni sorta. E’ una persona misteriosa. Rispetto a questo suo fascino recondito il talento poetico non è che un abito appena discreto.

 

 

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Molto utili l’introduzione, che ci parla anche dell’autrice, e le note, che riportano i necessari riferimenti alle trame di opere teatrali ed alle maschere nominate, oltrechè il preciso glossario.

 

 

Onnamen ( 1958 ) è virtualmente un seguito di Onnazaka, ove senza punti di continuità nella trama assistiamo ad un’evoluzione nella figura della protagonista: laddove la donna era ancora sottomissione e solo fermento interiore nel primo, qui si inizia la sottile ribellione, l’affrancamento tanto cercato, ma a che costo.

 

Sia Tomo di Onnazaka, che la Signora Yuganoo del romanzo presente sono personaggi drammatici per la dicotomia tra essere e apparire, del tutto giapponese, che le distingue dalle altre: appaiono come donne imperturbabili, altere, distaccate ma un inestinguibile fuoco interno le divora. Sono entrambe caparbie, si sentono oppresse dalle umiliazioni inferte loro dai mariti, ma mai lo daranno a vedere se non a loro stesse.

Colpisce la lucidità e l’amara compassione con cui l’autrice spiega la condizione che pervade “le donne che percorrono il sentiero secondario”, all’ombra di uomini oppressivi ed egoisti.

Eppure mentre Tomo involve, si affrancherà solo in un ultimo anelito, Mieko in modo drammatico si emancipa, impone la propria volontà in modo quasi soprannaturale, sviluppa un morboso rapporto con la nuora Yasuko in cui non si capisce chi usi l’altra e cosa le leghi.

 

 

 

Molto consigliato, una lettura che mi ha dato grande soddisfazione ma non un libro immediato, popolare, comune, è una chicca raffinata per estimatori di ottima scrittura giapponese al femminile.

 

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Dal sito Marsilio e da Wikipedia qualche informazione su autrice e traduttrici.

Enchi Fumiko (1905-1986) è considerata in Giappone una delle voci più importanti della letteratura del Novecento. Nata a Tokyo in una famiglia di studiosi, il suo talento si esprime dapprima in testi teatrali, e solo nella maturità si rivolge alla narrativa. Il pubblico impara ben presto ad apprezzarne l’abilità nel tessere trame a più livelli interpretativi, nel dare voce alle più pressanti istanze di donne umiliate e represse dalle convenzioni, e ne ammira l’uso cristallino della lingua, capace di rievocare le grandi opere della calssicità. E’ infatti alla leteratura del periodo Heian (e in particolare al capolavoro per eccellenza, Il Genji monogatari, da lei trascritto in giapponese moderno) e alla grande tradizione del no che Enchi si richiama con insistenza nel ricreare, nel mondo d’oggi, atmosfere rarefatte del passato, ma allo stesso tempo cariche di cieca passione.

Nel 1954 raggiunse il successo, vincendo con Himojii tsukihi (“I giorni della fame”) il premio letterario Joryū bunkakushō (Premio per la letteratura femminile). Il suo romanzo è la storia straziante e violenta di alcune donne, vittime delle regole sociali e familiari.
Anche l’opera successiva Onna zaka (“Sentiero d’ombra”, 1949-1957), considerata il suo capolavoro, riscosse plausi, tanto da vincere il premio Noma: anche in questo caso protagonista è una donna vessata da un’opprimente organizzazione familiare. I suoi personaggi, malgrado i numerosi ostacoli, non si piegano dinanzi al fato avverso.
Nel 1958 esce Onnamen (“Maschere di donna”). Ciascuna delle tre parti è dedicata ad una maschera del teatro Nō, e non mancano naturalmente accenni a questa forma di teatro.

Nel 1969 vinse il premio Tanizaki con Niji to shura (“L’arcobaleno e il demone”). A partire dal 1972, cura e pubblica uno dei maggiori classici della letteratura giapponese, il Genji monogatari di Murasaki Shikibu.

Nel 1985 ricevette il Bunka kunshō (Ordine al merito della cultura), e l’anno successivo morì per un attacco cardiaco.

Opere

* I giorni della fame (Himojii tsukihi) 1954, in “Il Giappone” 1997.
* L’ammaliatrice (Yō), 1956, Milano Mondadori 1992.
* Onnazaka – Il sentiero nell’ombra (Onnazaka), 1957, Firenze Giunti 1987
* Maschere di donna (Onnamen), 1958, Venezia Marsilio 1999
* Un uomo di valore (Masurao) 1958, in “Il Giappone” 1984.
* Storie di sciamane (Namamiko Monogatari) 1965.
* L’arcobaleno e il demone (Niji to shura)

 

Maria Teresa Orsi insegna letteratura giapponese presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza.Per la Letteratura Universale MArsilio ha curato  Racconti di pioggia e di luna (1988, 2007) e Racconti della pioggia di primavera (1992, 2001) di Ueda Akinari, Sanshiro di Natsume Soseki (1990, 2007), Sotto la foresta di ciliegi in fiore di Sakaguchi Ango (1993; vincitore del “Premio Internazionale Noma 1994 per la traduzione”), I demoni guerrieri di Ishikawa Jun.

Graziana Canova Tura, laureata in lingua e letteratura giapponese presso l’Università Ca’ Foscari di venezia, ha vissuto diversi anni in Giappone. Per la Letteratura universale MArsilio ha curato la traduzione di La fine del mondo di Fukunaga Takehiko (1988, 1977) e La belva nell’ombra di Edogawa Ranpo (1992, 2002).

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Voto: 

Altri dati

Titolo: Maschere di donna

Autore:  Fumiko Enchi

Traduttore: Canova Tura G.

Prezzo: 13,00€

Pagine: 212

ISBN-10: 8831771094

ISBN-13: 9788831771092

Editore: Marsilio

Data di pubblicazione: Jan 01, 1999

Maschere di donna – Enchiultima modifica: 2010-06-09T15:55:00+02:00da morgana_luna
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6 pensieri su “Maschere di donna – Enchi

  1. Ciao.
    volevo chiederti se hai dei consigli da darmi su delle letture che trattino del teatro No giapponese. Spesso leggo riferimenti e citazioni al teatro No, e vorrei saperne di più. Se hai delle letture valide da consigliare a riguardo…

    Per il resto complimenti per le recensioni che scrivi, alcune mi hanno talmente incuriosito, che poi sono passato in libreria ^_^’.

    Jived

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