Il canto della rivolta – Hunger Games 3 – Suzanne Collins

To kill a …Mockingjay

 

Vado contro corrente. Un finale finalmente degno della propria saga. Cos’altro vi aspettavate?

To kill a …Mockingjay

 

 

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DESCRIZIONE

 

Contro ogni previsione, Katniss Everdeen è sopravvissuta all’Arena degli Hunger Games. Due volte. Ora vive in una bella casa, nel Distretto 12, con sua madre e la sorella Prim. E sta per sposarsi. Sarà una cerimonia bellissima, e Katniss indosserà un abito meraviglioso. Sembra un sogno… Invece è un incubo. Katniss è in pericolo. E con lei tutti coloro a cui vuole bene. Tutti coloro che le sono vicini. Tutti gli abitanti del Distretto. Perché la sua ultima vittoria ha offeso le alte sfere, a Capitol City. E il presidente Snow ha giurato vendetta. Comincia la guerra. Quella vera. Al cui confronto l’Arena sembrerà una passeggiata.

 


COMMENTI

Vado contro corrente. Un finale finalmente degno della propria saga. Cos’altro vi aspettavate?

Un capitolo più coraggioso dei precedenti, dove le oscure paure incombenti si concretizzano.

Il senso di oppressione, l’impotenza, l’essere sempre più pedine dell’una o altra fazione, l’arido assomigliarsi di diversi regimi dove poteva portare?

Chiudere gli occhi non aiuta. Le fiamme bruciano più luminose nel buio.

 

Già l’idea di per sé perversa di reality delle uccisioni per ammonimento e divertimento era violenta, ora si passa ad un reality della guerra/rivoluzione, coi protagonisti belli – ma sofferti questo si – che devono sempre interpretare un ruolo, convincere le masse, fingere per uno scopo alle volte nemmeno condiviso e che lo fanno pur capendone la farsa.

Un altro abuso contro cui lottare. Un’altra funambola del potere che ha deciso di usarmi come pedina nei suoi giochi, benché le cose non sembrino mai andare secondo i piani.

 

Alla fine la quarta parete si rompe, le persone si spezzano, le certezze vacillano (ed era ora). Eppure resta della speranza, una canzone, un fiore, un futuro sebbene dopo tanta morte e sofferenza lungamente raccontate – mai accennate o soprassedute.

 

Verrai, verrai, all’albero verrai, di corda una collana, per stare insieme a me? Strani eventi qui si son verificati e nessuno mai verrebbe a curiosare se a mezzanotte ci incontrassimo all’albero degli impiccati.

 

Come il secondo libro, si dilunga un po’ troppo nella fase di preparazione e addestramento ed alle volte si perde un po’ nelle “paturnie mentali di una sedicenne” (testuali parole di un amico che ha visto il film ed ha sentito raccontarla così da chi ha letto i libri). Ma questa sedicenne, determinata anche se confusa, implacabile quando decisa, ha ben altre paturnie che indecisioni romantiche tra biondo e moro. Si tratta di questioni di fiducia, di conoscenza acquisita nel tempo, di gratitudine dovute alla difficile situazione sull’orlo della morte che Katniss ha sempre vissuto fin da piccola. Una vita di stenti, sotterfugi, lotta o forgia o uccide. Katniss ha deciso di sopravvivere – di lottare per sé e per la sua famiglia, ad ogni costo.

Non le è facile esporsi – questo comporta rischio per i suoi cari e viene pagato troppo e troppo spesso con conseguenze catastrofiche.

 

Il numero del Gatto Matto diventa una metafora della mia situazione. Io sono Ranuncolo. Peeta, che ho tanta voglia di mettere al sicuro, è la luce. Ranuncolo, finché sente di avere la possibilità di afferrare tra le zampe quel bagliore sfuggente, ribolle di aggressività. (È così che mi sento io da quando ho abbandonato l’arena, con Peeta ancora vivo.) Quando la luce si spegne, rimane turbato e confuso per un po’, ma poi si riprende e passa ad altro. (È ciò che mi succederebbe se Peeta morisse.) L’unico caso in cui Ranuncolo va davvero in tilt è quando lascio la luce accesa ma la metto irrimediabilmente fuori dalla sua portata, in alto sulla parete, dove neppure le sue capacità di salto riescono a spingerlo. Cammina avanti e indietro alla base della parete, si lamenta, non si fa consolare né distrarre. Non riesce a fare niente, finché non spengo la luce. (È ciò che adesso sta provando a farmi Snow, solo che non conosco le regole del suo gioco.)

 

Per questo forse non a tutti risulta simpatica, questa Gazza imitatrice, che pensa di testa sua anche sbagliando, che perde l’orientamento ma sempre prova, pronta sempre ad ardere e questa volta anche a volar via.

 

 

Il libro ha anche difetti, una certa “noia” o fastidio nella parte centrale che gira su se stessa, un certo concatenarsi un po’ troppo fortunato di eventi,  il fatto che si individui subito chi è sacrificabile, il fatto che  tutti proteggono i protagonisti ma poi li sottopongono a “rischi” di esposizione assai evitabili, il fatto che la causa di fondo della situazione attuale non sia spiegata. Ho l’impressione che si sarebbe potuti benissimo condensare secondo e terzo libro in un unico volume.

Però mi ha colpita.

La narrazione della guerra e dei suoi orrori, le colpe di tutti senza cadere in un facile manicheismo (che nel primo libro ammiccava un po’), i tradimenti delle aspettative ed ancora la forza di andare avanti, il vedere nel nemico una persona.

Questa saga mi ha fatto pensare, non so per quale pregio in particolare. Come dice l’anobiiana  Giulia (http://www.anobii.com/013f16821fc6a35a29/books)

“Mi sveglio e ci penso, vado in giro e ci penso. Quando un libro ti rimane dentro così, allora sì che vale la pena di essere letto e di essere scritto.“

 


Voto:
 

 

 

Altri dati

 

Titolo:  La ragazza di fuoco

Autore: Suzanne Collins

Pagine:  419

ISBN-10: 8804621885

ISBN-13:9788804621881

  • Editore: A. Mondadori 
  • Data di pubblicazione:May 15, 2012



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Il canto della rivolta – Hunger Games 3 – Suzanne Collinsultima modifica: 2012-09-18T14:28:00+00:00da morgana_luna
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