Hunger Games – Suzanne Collins

Chi ha detto Battle royale?


Le regole sono semplici. Come punizione per la rivolta, ognuno dei dodici distretti deve fornire due partecipanti, un ragazzo e una ragazza, chiamati tributi. I ventiquattro tributi vengono rinchiusi in un’ampia arena all’aperto che può contenere di tutto, da un torrido deserto a una landa ghiacciata. Per varie settimane i concorrenti devono combattere sino alla morte. L’ultimo tributo ancora in piedi vince.


 

Descrizione 

Quando Katniss urla “Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!” sa di aver appena firmato la sua condanna a morte. È il giorno dell’estrazione dei partecipanti agli Hunger Games, un reality show organizzato ogni anno da Capitol City con una sola regola: uccidi o muori. Ognuno dei Distretti deve sorteggiare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni che verrà gettato nell’Arena a combattere fino alla morte. Ne sopravvive uno solo, il più bravo, il più forte, ma anche quello che si conquista il pubblico, gli sponsor, l’audience. Katniss appartiene al Distretto 12, quello dei minatori, quello che gli Hunger Games li ha vinti solo due volte in 73 edizioni, e sa di aver poche possibilità di farcela. Ma si è offerta al posto di sua sorella minore e farà di tutto per tornare da lei. Da quando è nata ha lottato per vivere e lo farà anche questa volta. 

Nella sua squadra c’è anche Peeta, un ragazzo gentile che però non ha la stoffa per farcela. Lui è determinato a mantenere integri i propri sentimenti e dichiara davanti alle telecamere di essere innamorato di Katniss. Ma negli Hunger Games non esistono gli amici, non esistono gli affetti, non c’è spazio per l’amore. Bisogna saper scegliere e, soprattutto, per vincere bisogna saper perdere, rinunciare a tutto ciò che ti rende Uomo.


 

Commento

Un libro di fantascienza distopica che molto deve ad altri – ispirandosi ma senza cogliere forse il significato più profondo:

 

1984 – per il regime totalitario, Battle royale – con il massacro tra adolescenti per il pubblico ludibrio, persino il film L’implacabile – in cui uno Schwarzie in forma era coinvolto in un simile reality per guadagnarsi la libertà.

 

Siamo in un’ipotetica grande nazione di America, Panem, costituitasi dopo imprecisate carestie e guerre. Qui regna una citta centrale, Capitol City, su 13 sfruttatissime (in ordine di numero sempre più sfruttate) provincie decentralizzate, specializzate ognuna in un suo compito: agricoltura, estrazione dei metalli, ecc. Il Distretto 13 tentò la ribellione, fu raso al suolo e da allora, per ricordare l’ubbidienza agli altri Distretti, sono stati indetti gli Hunger Games.

Questi sono un reality show in cui 24 ragazzi dai 12 ai 18 anni si affrontano all’ultimo sangue. I ragazzi, detti Tributi per sottolineare il senso del “gioco”, vengono scelti a caso durante la Mietitura – grande e pomposa cerimonia pubblica obbligatoria, che serve a sottolineare l’assoluto controllo della Città sui Distretti – un maschio ed una femmina da ciascun Distretto. Addirittura nei primi Distretti c’è chi si offre volontario per partecipare, perchè vincere porta fama, e salva dalla fame – ma questo importa soprattutto ai Distretti più poveri, dove l’evento è vissuto come una catastrofe inevitabile.

Tutto deve essere spettacolare, perchè solo così i Tributi coinvolti nello spietato gioco potranno assicurarsi quei piccoli aiuti dagli sponsor che li portino a non soccombere alla fame ed alle malattie.

 

 

Questa la prefazione, incalzante lo svolgimento che mi porta a leggere il libro in poco più di tre giorni. 

In questo è assolutamente riuscito: scorrevole, emozionante, con protagonisti accattivanti.

Katniss è agile, furba, ma non è una supereroina senza macchia: ha dovuto diventare scaltra, per sopravvivere ha dovuto imparare a cacciare ed a saper tacere. Non è una bambolina incapace, nè  un monolite inattaccabile. 

Quantomeno non è uno stinco di santo imbranatissimo (Bella), nè una infallibile assassina (Nihal).

Peeta è bello, coraggioso, mostra anche lui dei momenti di astuzia che non ci saremmo aspettati, e cerca di essere sè stesso malgrado tutto.

Il contesto non è del tutto spiegato, questo lo vedremo dopo, ma ci porta ancor di più a vivere come i personaggi: poche le certezze, continua la tensione, le insidie si nascondono ovunque.

 

Il target è adolescenziale forse e per questo iniziano alcuni difetti, che la rendono una lettura piacevole ma non perfetta.

 

Intanto oltre ai due personaggi principali, gli altri sono appena delineati – anche se devo dire che basta poco per dipingerli – con una connotazione morale manicheistica forse un tantino stereotipata (bene e male: bene che uccide solo per errore o vendetta o pietà a male che uccide perchè ne ha voglia) ma comunque credibile. 

 

Quello che più mi ha colpita è però il fatto che manchi il contesto, veniamo introdotti in questo mondo futuribile ma nulla si spiega del come si è arrivati fin lì nè si evolve. 

Katniss non è una ribelle, teme troppo per il bene dei suoi cari per alzare la testa, questo è anche spiegato e spiegabile, ma non solo lei, nessuno pensa nemmeno lontanamente a cambiare le cose, tanto che siamo alla settantaquattresima edizione dei terribili giochi.

In libri o film simili era chiaro un messaggio morale o moraleggiante sui regimi totalitari, un’idea del protagonista a volte forse stereotipata ma netta, che portava spesso ad una rivoluzione o alla destabilizzazione del regime. 

In questo Battle royale, di cui ho letto fumetto e non romazo perchè non avevo apprezzato troppo la violenza, è però superiore come messaggio e anche come motivazione dei personaggi. Ognuno è affrontato psicologicamente in maniera approfondita – qui invece vediamo sempre e solo la protagonista, mai un parere esterno.

Mi è mancato di vedere come apparissero i giochi da fuori: cosa ne pensassero le persone, i fatui abitanti della capitale, i parenti dei concorrenti – quelli ricchi e orgogliosi e quelli poveri e timorosi – o i semplici spettatori affamati di violenza. Quindi resta un reality ma senza critica al tipo di trasmissione stessa – ben diverso dal libro della Nothomb per esempio: Acido solforico.

 

Il finale chiude il libro ma già balza verso il secondo volume della trilogia: la faccenda dei giochi è chiusa, gli scenari successivi sono aperti.

 

Comunque di sicuro leggerò il secondo volume, anche se mi scoccia assai da lettrice smaliziata essere costretta a leggere più libri da trucchetti di così bassa lega come la ricercata omissione di informazioni XD


Mentre il film, nelle sale in questi giorni, non so se andrò a vederlo.


the_hunger_games.jpg


 

This opera by Mmorgana is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License

 

Voto:  


 

 

Altri dati

Titolo: 
Hunger Games
Autore: Suzanne Collins
Traduttore: 

 Fabio Paracchini, Simona Brogli 

Pagine  369
  • ISBN-10: 8804594101
    • ISBN-13: 9788804594109
    • Editore: Mondadori
  • Data di pubblicazione: Oct 20, 2009


  • In altre lingue:

 Copertina di '饥饿游戏'      Copertina di '飢餓遊戲'       Copertina di 'The Hunger Games'      Copertina di 'Los Juegos del Hambre'       Copertina di 'Tödliche Spiele' 

  •  
     
  •   
  •  

 



 

Hunger Games – Suzanne Collinsultima modifica: 2012-05-08T14:59:00+00:00da morgana_luna
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento