20/04/2011

L'inferno degli specchi - Edogawa Ranpo

Portarsi dentro il proprio inferno

 

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Descrizione del libro

Quando “La sedia umana” fu tradotto su “Galassia” parecchi anni fa, molti gridarono al miracolo di un autore assolutamente nuovo e sorprendente. In realtà Edogawa Ranpo (o Rampo, come alcuni preferiscono traslitterare) è tutt’altro che un autore nuovo, essendo vissuto in Giappone tra il 1894 e il 1965. È però di quegli autori capaci di sorprendere sempre e comunque, perché le sue invenzioni folgoranti, i suoi “mostri ciechi”, le sue solitudini urbane sono il prodotto di un’immaginazione di prim’ordine e che ha ancora molto da dirci. In questa raccolta di classici torna “La sedia umana”, ma insieme al suo sorprendente segreto vengono svelati anche quelli di “L’inferno degli specchi”, “Test psicologico”, “Gemelli” e altri ancora.

Edogawa Ranpo (1894-1965), pseudonimo di Taro Hirai, è stato uno dei maestri del giallo, del gotico e del fantastico giapponese. Ammiratore di Poe, volle cambiarsi il nome in modo che suonasse come quello di “Edogaa Aran Poo”. Da noi sono state tradotte sia alcune raccolte di racconti che i romanzi La belva nell’ombra e Il mostro cieco. È noto tra il pubblico giovanile perché nel manga Detective Conan il protagonista Shinichi Kudo, per nascondere la sua vera identità, sceglie il nome fittizio di Conan Edogawa (unendo il nome di Conan Doyle al cognome di Ranpo).

 

Commento

Raccolta di racconti principalmente gialli e thriller, con tocchi fantascientifici, fantastici ed insieme grotteschi degli anni dal 1925 al 1950 circa del famoso Edogawa Ranpo (pronunciatelo velocemente e ditemi ;) ).

Un libro consigliato soprattutto a chi ama i racconti gialli e surreali che hanno risvolti psicologici. Al di là della qualità dei singoli racconti, tutti lasciano un senso di mistero e sono coinvolgenti, divertono e spaventano, il tutto ambientato in situazioni che chiaramente profumano di Giappone anche se hanno respiro internazionale.
Fa venir voglia di leggere altro dell'autore, che fu il primo giallista giapponese vero e proprio, ci dice la postfazione, ispirandosi fortemente all'amato Poe.
Anche perché a me i racconti in generale lasciano poco, li scordo presto e non faccio in tempo ad affezionarmi ai personaggi.
Una nota negativa è che al mio gusto risulta datato come stile, molto occidentale rispetto ad altri autori nipponici suoi contemporanei, e con soluzioni che sembrano a volte poco originali (non dubito lo fossero quando furono scritti, ma oggi sono intuibili). Forse anche la traduzione dall'inglese (non so di quando) contribuisce a far sentire il tempo.

Un assaggio che partendo dalle mie alte aspettative poteva essere migliore, che comunque mi ha soddisfatto e che per conoscere l’autore, a soli 5,50€, va assolutamente fatto!

Di seguito qualche parola su ogni racconto.

 

La sedia umana ****

Un artigiano bruttissimo ma abilissimo a creare sedie si innamora di una sua creazione e decide di "viverla".

Chissà se il finale è sincero. Il tutto è sia grottesco, inquietante e divertente e con buon ritmo.
Questo racconto fu già pubblicato in italiano nel lontano 1976 ed allora fu molto apprezzato.
Sa di Poe e Asimov, con un gusto tutto giapponese nelle ossessioni del protagonista.
La scrittura e struttura del racconto mi ricordano i già citati scrittori, anche nel modo di usare una lettera nel raccontare (mannaggia al font piccolissimo!), nel ritmo e modo di progredire del racconto"chiudendosi" attorno ai protagonisti, come nei termini usati che sono un pò datati.

 

Il test psicologico ***
Un brillante studente vuole attuare il delitto perfetto ma....

Racconto giallo psicologico con risoluzione alla Detective Conan, Edogawa Conan, capite a me! ;)

 

La stanza rossa ***
Un club esclusivo in cui si raccontano horror accoglie un nuovo membro…

Il club della stanza rossa mi ricorda in qualche modo Rohald Dahl ed i suoi racconti da brivido sempre al limite dell’assurdo.
Intrigante l’idea del tipo di delitto perfetto perpetrato dal sedicente pluriassassino.

 

Il bruco *****
Un mutilato di guerra vive quasi in stato vegetale, accudito dalla moglie, nel parco della villa di un grande generale. Suo unico contatto col mondo gli occhi vivaci e penetranti e le vivide passioni inappagate. La solitudine pesa su questi personaggi…

Il più bello della raccolta, per me, perché mi ricorda storie di spettri giapponesi ed atmosfere della campagna nipponica.

 

L’inferno degli specchi ****
Riflessi di pazzia.
Un amico strambo e la sua ossessione per l’ottica lo portano a creare lo specchio totale.

Mi ricorda un’intensa esperienza sensoriale regalatami da una creazione di Yayoi Kusama, artista guarda caso giapponese, You Who are Getting Obliterated in the Dancing Swarm of Fireflies che consisteva nel chiudersi per alcuni minuti in una stanza buia tutta di specchi in cui delle luci come lucciole si accendevano a diversa intensità e frequenza. 

 

I gemelli ***1/2
Confessione di un condannato a morte.

Anche qui un caso giallo che viene svelato dal colpevole stesso. Gustoso ma forse il più prevedibile, già dal titolo.

 

La rupe ***
Una moglie ingenua, un marito pericoloso, o due amanti diabolici?

In forma di atto teatrale un racconto di...astuzia.

 

I due menomati ***
Due anziani alle terme si scambiano ricordi di vita e segreti inconfessati.
Anche qui un accenno alla guerra ed alle sue conseguenze.
Benchè prevedibile, un altro esempio di delitto perfetto e beffa ben congeniati.

 

Il viaggiatore col quadro di stoffa ****
Sul vuoto treno di ritorno da una spiaggia dove si possono osservare miraggi, l’incontro con un misterioso uomo ed il suo bagaglio.

Il racconto forse più fantascientifico o fantastico della serie, insieme a “La sedia umana”.
Mi è piaciuta la descrizione della vecchia Tokyo e la poesia insita in quel portare in viaggio il quadro.
Malinconico ed onirico.

 

 

Voto:



Altri dati


Autore: Edogawa Ranpo

Traduttore:  Laura Serra

Postfazione: James B. Harris

Titolo: L'inferno degli specchi

Pagine: 209

Editore: A. Mondadori

Data di pubblicazione: Apr, 2011

18/03/2011

Perdido Street Station - China Miéville

MISTURE SOSTANZIOSE SON SCOMODE AL PALATO...

 

 

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Descrizione

La metropoli di New Crobuzon si estende al centro di un mondo sbalorditivo. Umani, mutanti e razze arcane si accalcano nell'oscurità fra le cimiere, lungo fiumi indolenti alimentati da rivoli innaturali, tra fabbriche e fonderie che pulsano nella notte. Per più di mille anni il Parlamento e la sua brutale milizia hanno governato su una moltitudine di operai e artisti, spie e maghi, ubriachi e prostitute. Ma uno straniero è giunto con le tasche piene d'oro e ha imposto una richiesta inverosimile, scatenando l'incredibile.

 

Commento

Un bel tomone fantasy che molto deve allo steampunk, che è urban in quanto ha per ambiente, sfondo e protagonista la città, che si avvicina alla fantascienza nelle creature fantastiche coinvolte (i Garuda, i Vodyanoi anfibi ancora si salvano, ma quando passiamo a robot e cyborg ... e se pensiamo che Guerre stellari è catalogato come fantascienza, come pure il buon Zelazny in "Signore della luce", capiamo qualcosa in più).

New Crobuzon è l’immensa e variegata città stato Questo posto con una cultura bastarda. Questa città ibrida in cui si muovono creature di ogni sorta e tipo, ed in cui uno studio azzardato, prezzolato ad uno scienziato non convenzionale, scatena involontariamente il caos e rischia di portare alla distruzione!

 

Ma vediamo i personaggi in carne e ossa che si muovono Nell'incerta, violenta, insincera e repressiva atmosfera politica di New Crobuzon:

Yagharek, il garuda rinnegato (Troppo Troppo Astratto), SELVAGGIO E IMPENETRABILE, che con il suo crimine indefinito ed indefinibile e la ricerca di completezza dà il via alla vicenda.

Mi misi in viaggio attraverso il continente per diventare completo. E il deserto venne con me.

Isaac Dan der Grimnebulin, lo scienziato STRAVAGANTE SECOLARE SOCIEVOLE, con le sue ricerche sulla energia di crisi.

Lin, la sua amante, la kephri artista. Sensuale ed inquietante l'idea di queste belle donne dalla testa di blatta, o come direbbero loro: Gli umani hanno corpi, gambe e mani da khepri; e la testa di gibboni rasati.

Derkhan, la giornalista ribelle DIAMETRALE NONCURANTE FEROCE, che accompagnerà nell’avventura questi ed altri personaggi.

Ed ancora Lemuel dalle mille risorse, Il Tessitore, che è quello che pensaparla in maiuscolo, il Consiglio cittadino, il malavitoso, il Consiglio dei congegni, i Rifatti «E il Rifacimento è arte, sai. Un'arte malata. L'immaginazione che richiede!>> ...

 

La scrittura è molto descrittiva e spesso pesante, anche se col progredire del libro ci si abitua a questo ritmo che si sfrutta per creare l'atmosfera, il mondo in cui muoversi: New Crobuzon, l'immensa città decadente, sporca, sordida e viva.

New Crobuzon era un'immensa fossa epidemica, una città patogena. Parassiti, infezioni e dicerie erano incontenibili.

Mieville ci tiene ad immergerci nella sozzura delle città, nei vicoli stretti, ingombri e dai muri scrostati, nelle case semiabbandonate. Continua anche troppo verbosamente a ricordarci questo degrado fisico e mentale, questo vivere ai margini, lo sporco, il vizio, il pericolo, la morale deviata. Questo ci fa "credere" nel suo mondo, lo rende palpabile e vivo e inquietante.

 

Il libro è ricco di quel pathos, il continuo pericolo, la ricerca disperata, che mi mancava in "Un regno in ombra". Ci si sente sempre ricercati, rinnegati, in costante tensione e pericolo, si vive su un filo di rasoio ad un passo dal precipizio.

Anche se un tocco di prevedibilità resta, come pure un tocco di incoerenza o incredibilità nell'invisibilità del gruppo freak più ricercato dell'universo.

Noi fuggiaschi. Congegni che svelano segreti; garuda confinati a terra; giornalisti che inventano le notizie; scienziati criminali e criminali scientifici. Il folle dio danzante ci ha riuniti tutti come adoratori erranti, rimproverandoci di esserci smarriti.

Oltre che un senso di disagio nel finale, questo mi porta nel complesso a dargli 4 stelle, per una piccola delusione di fondo che non so spiegare ulteriormente.

 

Per altre informazioni:

http://en.wikipedia.org/wiki/Perdido_Street_Station

 

Un interessante estratto sulla teoria della crisi, parla Grimnebulin:

 

“(...)un triangolo contenente una croce. Afferrò una matita e scrisse delle parole in coincidenza dei tre vertici del triangolo. Voltò il diagramma per mostrarlo al garuda. Il vertice in alto era contrassegnato Occulto/taumaturgico; quello in basso a sinistra Materiale; quello in basso a destra Sociale / sapienziale. «Allora intesi, dunque, non ti ingolfare troppo in questo diagramma, Yag vecchio mio, dovrebbe essere un aiuto per pensare meglio, niente di più. Quello che ci trovi è una rappresentazione dei tre punti all'interno dei quali si colloca tutta la cultura, tutto il sapere. «Qui sotto c'è la parte materiale. Si tratta della materia fisica, atomi e cose simili. Tutto a partire dalle particelle femtoscopiche fondamentali come gli elettroni fino ai grandi vulcani. Rocce, elettromagnetismo, reazioni chimiche... Tutto questo genere di roba. «Al vertice opposto, c'è il sociale. Le creature senzienti, che di certo non mancano al Bas-Lag, non possono essere studiate come fossero pietre. Riflettendo sul mondo e sulle proprie riflessioni, umani, garuda, cactacee e quant'altro creano un diverso ordine organizzativo, giusto? Quindi devono essere esaminate nei propri termini, ma allo stesso tempo questo angolo è legato alla materia fisica che è la parte costitutiva di ogni cosa. Ed è per questo che qui c'è questa bella linea che unisce i due punti. «Il vertice superiore è l'occulto. Qui viene il bello. Occulto: 'nascosto'. Comprende le svariate forze e dinamiche che non si limitano ad avere a che fare con le interazioni tra i vari pezzi e pezzettini del mondo fisico, e non sono soltanto i pensieri dei pensatori. Spiriti, demoni, dèi, se vuoi chiamarli così, taumaturgia... di certo hai colto l'idea. Si trova in cima, distante, ma è legato agli altri due. Prima di tutto, tecniche taumaturgiche, invocazioni, sciamanesimo e così via, ognuna di queste pratiche influisce sui ed è influenzata dai rapporti sociali dell'ambiente circostante. E poi c'è l'aspetto fisico: stregonerie e incantesimi sono in massima parte manipola-zioni delle particelle teoretiche, le 'particelle incantate' dette anche tauma-turgoni.

(…)

batté il petto «ritengono che appartengano essenzialmente allo stesso genere dei protoni e di tutte le particelle fisiche. «Qui...» continuò Isaac con aria maliziosa, la voce che rallentava e si abbassava, «è dove la cosa si fa davvero interessante. «Se prendi in considerazione un qualsiasi settore di studi o conoscenza, vedrai che si trova in un qualche punto di questo triangolo, ma non esattamente su un angolo.

(…)

Cosa c'è esattamente al centro? «Alcuni pensano ci sia la matematica.

(…)

La matematica è totalmente astratta, su un solo livello, radici quadrate di meno uno e roba simile; ma il mondo è indiscutibilmente e rigorosamente matematico.

 

Voto:



Altri dati

 

Pagine: 744 Pagine

ISBN-10: 8834709403

ISBN-13: 9788834709405

Editore: Fanucci

Data di pubblicazione: Jan 01, 2003

16/03/2011

Morbide guance Natsuo Kirino

Perchè pagano sempre le donne?

 

 

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Descrizione del libro

Kasumi è nata e cresciuta nell'Hokkaido, ma fugge ben presto a Tokyo, dove sogna di realizzare una vita libera e diversa da quella monotona e squallida dei suoi genitori. Sposatasi con un tipografo mite e serio, Kasumi cerca una via di fuga nelle braccia di un cliente del marito con il quale inizierà una relazione segreta e appassionata, che indurrà l'uomo a comprare una casa nell'Hokkaido per ospitare la donna e la sua famiglia. Nel corso di questo soggiorno, la figlia maggiore di Kasumi scompare senza lasciare traccia. Convinta che la scomparsa della bambina sia il meritato castigo per aver tradito il marito, le figlie e, anni prima, i genitori, Kasumi intraprende un viaggio alla ricerca della figlia che la ricondurrà alle sue origini.

 

Commento

Un libro terribile e bello, dalla malinconia straziante, il dolore della perdita di una figlia, scomparsa nel nulla come "rapita dagli spiriti", unito al dolore del non perdonarselo.

 

L'amante, il marito, i conoscenti non capiscono Kasumi, le dicono di lasciare andare, di "dimenticare" Yuka, di perdonare gli altri non comprendendo che lei ha già perdonando gli altri ma non sè stessa, lasciandola da subito totalmente sola. Ma lei non può dimenticare quella bimba dalle morbide guance così straziantemente uguale a lei, anche a scapito dell'altra figlia.

 

Terribile e bellissima lettura, che alla luce della mia sensibilità di mamma di una bimba di 4 anni e dei fatti di cronaca è ancora più angosciante, ancor più per il modo delicato e giapponese (non disturbiamo gli altri) con cui è affrontato.

Dialoghi molto giapponesi, seguono una logica di sottesi, cortesia e educazione del tutto differente dalla nostra e talvolta aliena.

 

In questo libro, successivo a "Le quattro casalinghe di Tokyo" ma antecedente a "Real world" e "L'isola dei naufraghi" ho ritrovato quella Kirino impietosa, attenta, scorrevole, profonda indagatrice dell'animo umano, e soprattutto femminile giapponese, che mi era tanto piaciuta nelle suddette casalinghe. 
Ha saputo destare in me sentimenti forti, forse non piacevoli quali ansia, tristezza, solitudine, ma anche tanta curiosità.

Un romanzo sulla perdita, sulla ricerca, sulla libertà e sulla morte.
Come sempre non mancheranno ribaltamenti del punto di vista e sospetti su tutti, come pure approfondimenti psicologici che si esalteranno soprattutto nella seconda parte in cui entra in scena il morituro ex poliziotto Utsumi. Da quel punto in poi nulla più si salverà da sospetto, ambiguità, morbosità: è come se la sua entrata in scena esasperasse i tratti più sgradevoli dei personaggi, portandoli in luce (come dice la mia vicina Fraimirtilli).

La trama non lineare ci porta ad indagare l'animo umano ed alla fine l'ultimo capitolo mi commuove. 
Promosso.

 

 

L'autrice

Ecco le notizie da Wikipedia.

Qui nel blog altre recensioni dell'autrice nonchè nella mia libreria anobiiana.

 

Kirino Natsuo, nome d'arte di Mariko Hashioka (traslitterazione di 桐野夏生Kanazawa7 ottobre 1951), è una scrittrice giapponese, nota soprattutto come autrice di romanzi gialli.

Ha debuttato nel 1993 con il romanzo Kao ni furikakeru ame (Pioggia che cade sul mio viso), con il quale ha vinto il premio Edogawa Rampo.

Nel 1997 ha vinto il Grand Prix for Crime Fiction per il romanzo Le quattro casalinghe di Tokyoアウト Out), la cui versione in inglese è arrivata in finale all'Edgar Award nel 2004.

Nel 1999 ha vinto il Naoki Prize per il romanzo Morbide guance (Yawarakana hoho).

Romanzi

  • Kao ni furikakeru ame (1993)
  • Tenshi ni misuterareta yoru (1994)
  • Le quattro casalinghe di Tokyo (アウト Out) (1997) - edizione italiana: Neri Pozza, 2003
  • Mizu no nemuri hai no yume (1998)
  • Faiaboro burusu (1998)
  • Morbide guance (Yawarakana hoho) (1999) - trad. Antonietta Pastore, Neri Pozza, 2004
  • Gyokuran (2001)
  • Dâku (2002)
  • Grotesque (Gurotesuku) (2003) - trad. Gianluca Coci, Neri Pozza, 2008
  • Kogen (2003)
  • Real World (Riaru warudo) (2003) - trad. Gianluca Coci, Neri Pozza, 2009
  • Zangyakuki (2004)
  • Tamamoe! (2005)
  • Boken no kuni (2005)
  • Metabora (2007)
  • L'isola dei naufraghi (Tokyojima) (2008) - trad. Gianluca Coci, Neri Pozza, 2010

 

 

Voto:



Altri dati


Autore: Natsuo Kirino

Titolo: Morbide guance

Pagine: 508

ISBN-10: 8873059872

ISBN-13: 9788873059875

Editore: Neri Pozza

Data di pubblicazione: Jan, 2004

 

16/02/2011

Un viaggio chiamato vita - Banana Yoshimoto

“E, mi domando, accumulare bei ricordi, non è forse la sola cosa che possiamo fare nella vita?”



 

Descrizione:

La vita è un viaggio, e come tutti i viaggi si compone di ricordi. In questo libro, Banana Yoshimoto raccoglie preziosi frammenti di memoria e ci porta con sé, lontano nel tempo e nel mondo. Dalle emozioni del primo amore alla scoperta della maternità, dalle piramidi egiziane alla Tokyo degli anni settanta. Con la consueta leggerezza della sua scrittura, ricostruisce le emozioni dell'esistenza a partire da un profumo, da un sapore, da un effetto di luce o dal rumore della pioggia e del vento. È così che una pianta di rosmarino ci trasporta da un minuscolo appartamento di Tokyo al tramonto luccicante della Sicilia, e che un contenitore pieno di alghe diventa l'occasione per esplorare il dolore della perdita. I pensieri in libertà di Banana Yoshimoto ci accompagnano fino al centro del suo mondo letterario e lungo il nostro personale "viaggio della vita", fatto di promesse e di incontri, di stupore e di meraviglia, di malinconia e di sofferenza. Dalle pagine di questo libro, l'autrice ci invita a riappropriarci del nostro tempo e a non perdere mai la fiducia negli altri esseri umani, perché quello che rimane, al termine del più difficile dei viaggi, è il riflesso nella nostra memoria di ogni singolo giorno vissuto.

 



 

Commento:

Più che un saggio, una raccolta di brevi pensieri prevalentemente sul viaggio, ma anche sul Giappone moderno con la sua eccessiva attenzione al risultato, sugli amici ed i rapporti, sul figlio e la maternità, sul cibo (non poteva mancare in un’opera di banana!) e sul successo.

Il tutto fatto da una mente all’apparenza così candida da sconcertare.

 

Molti pensieri sono condivisibili perchè comuni a gran parte delle esperienze di vita, quindi anche qui troviamo quella delicata familiarità che ci accoglie nella Yoshimoto. Ci sentiamo un poco a casa e ci fa piacere leggere con leggerezza, la stessa lieve felicità con cui sembra vivere l’autrice. Per questo gli potrei dare anche tre stelle, condiscendendo  alla mia prediligenza per l’autrice.

Per chi non ama però le sue opere consiglio di astenersi: questa lettura non ci lascerà il segno.

 

Vado a citare alcuni passaggi che sento vicini.

 

Ricordi personali:

“E poi ci sono le noci di ginkgo! Da piccola andavo sempre a raccoglierle. Le mani prendevano un cattivo odore, ma il colore tra il giallo e il verde che veniva fuori una volta che le si erano cotte e sgusciate era stupendo. Anche il sapore, che sembrava quello di un frutto a cui si è aggiunta una noce, era particolare.”

Questo in onore della nostra guida giapponese Eriko che voleva farcele assaggiare.

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Massimi sistemi:

“Una volta che da un interesse qualsiasi nasce un legame, capita che quel paese ci apra il suo cuore tutt'a un tratto e mostrandoci molte cose. A quel punto la storia di quel paese ci si spalanca davanti agli occhi come se si trattasse di qualcosa di nostro.”

 

“Non c'è niente di più distante dalla vita delle persone che lo scrivere romanzi. Per questo fanno bene al cuore.”

 

“Voglio passare la vita ad accumulare ricordi nella mia testa, finché non ne entreranno più, e finiranno per fuoriuscire.”

 

“In fondo ogni giorno è un viaggio.”

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De Giappone

“Essere persone significa stare con altre persone, custodire il desiderio di attraversare all'infinito città permeate di nostalgia e ricordi. Significa voler vivere nel luogo in cui si è nati, in cui si è cresciuti, e quando i propri figli un giorno saranno grandi, e poi con i propri nipoti, vivere nello stesso paese, nella stessa città... Spero che il Giappone non se ne dimentichi mai, che se ne ricordi.”

 

“Avevo smesso di pensare con la mia testa, e di prendermi le mie responsabilità. È una cosa che succede in continuazione se si vive in Giappone.”

 

“In particolare sono gli anziani e le giovani donne a essere sottoposti più di altri a questa pressione.

(...)

Molte di loro, schiacciate dalle richieste del mondo attuale, si sono ritrovate escluse, hanno perso la salute, si sono imbruttite e soffrono, tanto da non riuscire più a parlare con la gente. Vorrei più di ogni altra cosa che qualcuno me le restituisse così come erano prima.

(…)

Mi viene voglia di chiedere perché quelle normali ragazze, ognuna delle quali era dotata di un talento unico, di un sorriso insostituibile, di un animo gentile, si siano ridotte così. Sono loro i veri canarini delle miniere.

(...)

E in un sistema freddo, che non concede un attimo di respiro, afflitto da tutti questi problemi, è alle giovani donne che si chiede di tenere la casa in ordine, di restare belle nonostante l'avanzare degli anni, di essere aggiornate, di abbandonare valori superati ma allo stesso tempo di andare d'accordo con i genitori e con i suoceri, di sostenere il proprio uomo, di mettere al mondo bambini. Tutto questo è troppo.

(…)

Però ci sono persone con un forte senso del dovere, serie, corrette, che cercano in ogni modo di farlo, e finiscono così per crollare, perché lo stress è superiore al piacere e al benessere. La vita è una sola, e ogni persona è unica. È la cosa più importante di tutte, eppure troppo spesso ce ne dimentichiamo. Non siamo nati solo per mangiare, né per guadagnare denaro, né per starcene senza far nulla, né per lasciare eredi, né tantomeno per invecchiare. Non siamo invece venuti al mondo perché dentro di noi brucia la fiamma di una passione? Per fare fino in fondo le cose per cui siamo portati? Non sia mo qui, adesso, per amare i nostri cari e creare tanti bei ricordi, e portarli con noi fino a quando moriremo, senza rimpianti?”

==========


 

Voto: 



Altri dati


 

 

Autore: Banana Yoshimoto

Titolo: Un viaggio chiamato vita

Pagine: 192

ISBN-10: 880770224X

ISBN-13: 9788807702242

Editore: Feltrinelli

Data di pubblicazione: Sep 29, 2010

 

 

27/01/2011

Vita di una donna licenziosa - Ihara Saikaku

"Una bella donna è un'ascia che tronca la vita"



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Descrizione:


"Vita di una donna licenziosa" è uno dei più celebrati romanzi galanti (i kòshokubon) di Ihara Saikaku (1642-1693). "Questo testo kòshoku indica erotismo e sensualità," scrive Ivan Morris "del tutto privi degli aspetti romantici o sentimentali dell'amore. Il libro descrive infatti la progressiva degradazione della protagonista nella sua ricerca del piacere sessuale e per vivere dal punto di vista economico come donna sola nella dura società feudale del suo tempo. Oltre a una natura altamente erotica, l'eroina è dotata di notevole bellezza fisica, e il suo ambiente naturale è rappresentato dai quartieri di piacere, all'interno dei quali si svolge la maggior parte della vicenda."




Commento:

"Una bella donna è un'ascia che tronca la vita" dicevano gli antichi. E' naturale che prima o poi il corpo sfiorisca e diventi secco come legna da ardere. Molti sono però gli stolti che si lasciano travolgere dal turbine delle passioni e si consumano anzitempo fino a morirne.


Finalmente un libro di Saikaku che mi ha soddisfatto.

Sarà la traduzione scorrevole, il suo chiaro prendersi non troppo sul serio ma insieme l'essere così preciso e impietoso nel narrare le vicende, il punto di vista femminile (finora l’avevo trovato assai maschilista), fatto sta che le storie di questa donna libera e libertina piacciono. Poco importa se per soddisfare i propri piaceri e desideri ella va via via degradandosi: lo fa fisicamente ma come dice

"Questo mio corpo durerà il tempo sufficiente perchè il loto del mio cuore si schiuda e appassisca. Mi sono abbandonata alla corrente ma il mio cuore non ne è stato intorbidato".


Quanta gioia di vivere sprizza da questo romanzo, tutta la vitalità “fisica” della classe borghese che va affermandosi a metà del 1600 e chiede nuova letteratura più adatta ai suoi gusti.


Addentriamoci dunque nel verismo con cui Saikaku narra dei quartieri di piacere, dalle cortigiane, alle prostitute di strada, dalla locanda al tempio e vediamo il tutto con l'occhio femminile di questa gaudente che in fondo vuole vivere da donna indipendente in un paese ed in un periodo in cui questo è assai difficile. Vedremo così luoghi, costumi, vestiti, dettagli narrati con l’interesse per le cose concrete e anche per l’animo umano ed il suo sentire: dall’insegnante di calligrafia alla guardiana delle tayu, dalla sarta alla serva, dalla geisha all’amante del bonzo.


quant'è bella giovinezza

che s'en fugge tutta via

chi vuol esser lieto sia...

e la protagonista sa essere concreta ma anche lieta, nella sua continua inquietudine.

In fondo la attende un romitaggio in vecchiaia, una così una dolce condizione benchè raggiunta con un tocco di malinconia.


Nota di merito all'episodio in cui le donne di una ricca casa si radunano per raccontare le loro gelosie e sfogarsi su un pupazzo antropomorfo a figura della concubina del padrone che...si anima di rancore e le perseguita!!!


Nota di merito anche al traduttore, che ha dato una maggiore fluidità e continuità a quest’opera rispetto alle altre lette dell’autore (“Memorie di un libertino”, “Cinque donne amorose”, “Il grande specchio dell’omosessualità maschile”): qui le frasi sono meno allusive e frammentarie e la trama scorre più facilmente, sebbene sia sempre divisa in episodi, non si sente la spezzettatura ed il “volo di uccello” o il distacco dalle vicende, forse anche perchè l’opera è successiva alle suddette.


Parlando invece dell’autore, lo si deve inquadrare nel suo contesto storico, cosa che ben fa la postfazione di Morris o anche questo estratto dalla prefazione di Calza a “Cinque donne amorose”:

L'ultima parte del Seicento è un'epoca in cui pittura, poesia, teatro e romanzo subiscono profonde trasformazioni. Il periodo Genroku, è divenuto sinonimo della grande svolta storica che prelude all'ingresso del Giappone nel mondo moderno.

E' l'epoca dell'avvento della borghesia, in cui malgrado le apparenze chi comanda inizia a diventare il vil denaro.

La ' Pax Tokugawa ', con una serie di iniziative attuate dal governo shogunale per controllare il potere dei daimyo, fu determinante per lo sviluppo della classe borghese e di un nuovo genere di produzione culturale, la chonin bunka, di cui Saikaku è il principale esponente nella narrativa.

La pressione sociale e psicologica che gravava sulla classe mercantile e imprenditoriale era assai forte. L'impossibilità di ribellarsi e di rovesciare la sclerotica casta feudale, unitamente al bisogno che queste nuove classi avvertivano di affermare i propri valori umani e lo stile di vita, produssero il grandioso fenomeno artistico e intellettuale della chonin bunka, la cultura borghese, sviluppatasi dal Seicento alla metà dell'Ottocento.

L'amore, la passione dei sensi, prima soffocati sotto una rigida corazza di doveri e obblighi morali, prorompono incontrollati a sconvolgere principi ritenuti inviolabili. E il denaro diventa anche in Giappone metro di valore, col sorgere di un'economia imprenditoriale protocapitalista, sintomo di virtù in chi lo possiede.

Nel periodo Genroku si afferma anche un nuovo canone estetico il cui fulcro è il concetto di ukiyo.

Saikaku descrive questo stesso nuovo universo cittadino e borghese nei suoi romanzi coi quali crea un genere di narrativa che prima non c'era: l'ukiyozoshi, o racconti del mondo fluttuante.



Voto: 



Altri dati

 

Pagine: 201

ISBN-10: 8887939578

ISBN-13: 9788887939576

Editore: ES (Biblioteca dell'Eros, 134)

Data di pubblicazione: Jan 01, 2004